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Alla riscoperta del nostro Credo PDF Stampa E-mail
News - Area Individuo
20TH JCI ACADEMY IN JAPAN - Terza puntata del reportage sull'accademia Jci per i futuri leader nazionali, in un Paese straordinariamente junior

TEN SAMURAI, THE FUNNY GROUP

Sul video appaiono i team con cui lavoreremo per tutta l’Accademia. Ovviamente, mi dividono da tutti quelli che ho conosciuto finora. Il mio team – mitico gruppo H! – è esattamente quello che non mi aspetto. Da altre parti ci sono leader “agguerriti”, competitivi, che parlano inglese a macchinetta e qualche volta cercano di imporre la loro idea…. Tutta gente in gamba e simpatica, peraltro. Tutti candidati alla presidenza nazionale 2008 o 2009 e dunque gente con la leadership nel sangue, che più chi meno. Io capisco però ben presto che la mia squadra è sui generis: nessuno è di madrelingua inglese, nessuno vuole mostrare i muscoli, tutti sono persone un po’ speciali…. Anzi, molto speciali! Decidiamo di chiamarci “Ten Samurai”. E ci riveleremo il “funny team”.

 I Ten Samurays all'ospedale con 500 cigni di carta per augurare Lasciatemi l’onore di presentarvi i miei più stretti compagni d’avventura. Come "coinquiline", nella stanza d'albergo, mi sono state assegnate la delegata della Namibia e quella dell’Indonesia: Tina e Lily, due ragazze sorprendenti. Entrambe hanno marito, un lavoro e tre figli. Dove trovino il tempo per la Jci, davvero non lo so. Eppure, lo trovano eccome. Conoscerle è un dono che mi offre la vita. Tina, con le sue treccine nere, è una donna davvero in gamba. Abbiamo la stessa età e per grinta, determinazione, sogni ed ideali la sento più simile di tante italiane. Lily – da noi chiamata affettuosamente “mamma mia” perché è la più grande del gruppo – è un personaggio che mi fa sbellicare dalle risate. Un mastino sul lavoro, ma con la passione per il canto e una capacità di smarrire le cose che più di una volta ci metterà in totale imbarazzo… ma tant’è!

 Con noi c’è poi Peter dello Sri lanka. Da lui, avrò inaspettatamente alcune delle più belle soddisfazioni dell’Accademia. Perché che un cingalese ti dica che sei carina, ci sta. Ma che lui, che proviene da un Paese in cui spesso ancora le donne non sono considerate proprio come in Italia, ti dica che tu sei “Jaycees knowledge”, come lui ha scritto a me… beh, è qualcosa che mi rende orgogliosa ogni volta che ci penso! Tra i “Ten samurai” c’è poi Kris di Panama. Diciamoci la verità: se il destino non me lo avesse messo di fianco dall’inizio alla fine dell’Academy, in tutti i gruppi, forse non gli avrei mai rivolto la parola. Kris è magro, ma così magro che mette i brividi. Scheletrico, direi. Ma se gli dai la possibilità di farsi conoscere, scoprirai che è un ragazzo davvero in gamba. Junioristicamente preparato, umanamente gentile. Quindi, passiamo a Lukasz, il polacco. Un ragazzo un po’ timido, introverso, che parla poco, ma a cui sorridono gli occhi. Ebbene, il mio amico della Polonia è il presidente che ospiterà lo European Presidents Meeting nel 2008. E io vado orgogliosissima del fatto che sia mio amico, come gli dico tra il serio e il faceto il giorno del suo compleanno, mentre soffiamo sulle candeline al Friendship Saloon dove ogni sera si balla in kimono per scaricare lo stress di una giornata. Sarà l’ultima sera in cui Lukasz sarà dei nostri: il giorno dopo, lo ricovereranno in ospedale con 40 di febbre e lo opereranno alle tonsille… Ma secondo voi, noi potevamo abbandonarlo lì, solo e malato, in terra straniera? Certo che no! E così, prima di partire, il “group H” è andato a trovarlo con 500 (dico 500!!!) cigni di carta colorati fatti a mano dai delegati JCI con la tecnica dell’origami, un po’ di regali dai nostri Paesi, qualche foto ricordo e tanti messaggi speciali per lui.Il mitico

Infine – last but not the least - passiamo ai nostri 4 amici giapponesi: ci metto una settimana ad imparare i loro nomi:  Shige, Rachi, Masa e Hitoshi. All’inizio la comunicazione non è delle più semplici… ma ora della fine siamo tutti amiconi, perché sono davvero ragazzi speciali!

NOBLESSE OBLIGE, JCI OBLIGE!

“My Doctor” è l’ultimo samurai! Un piccolo, grande uomo. Di corporatura minuta, indole benevola, è l’ometto più organizzato che abbia mai conosciuto. Nella vita, Hitoshi fa il medico. Ha una lista lunghissima di specializzazioni e – francamente – senza di lui forse non sarei mai giunta alla fine dell’Academy. Sì, perché vedete, si dà il caso che la sera del Welcome party all’aria aperta – con tanto di bancarelle folcloristiche, spettacoli tipici e fuochi d’artificio – la sottoscritta (che è un po’ allergica alle zanzare) sia stata beccata da una sorta di insetto killer. Un solo morso. Abbastanza per farmi diventare la caviglia e il piede destro il doppio del solito, tanto da non entrare nelle scarpe, avere l’arto infuocato e la febbre. Sicché, senza il mio dottorino nipponico, non so come sarebbe andata a finire…

Dopo aver cercato invano di combattere il dolore, Hitoshi riesce a convincermi a farmi visitare da lui. Io lo guardo e gli dico, nell’ordine, in inglese: 1) dammi ciò che ritieni più opportuno, ma fammi finire l’Academy; 2) Non lasciare che mi ricoverino in ospedale, voglio morire nel mio letto… 3) Non uccidermi, ti prego! Lui scoppia a ridere e mi rassicura: “Non ti ucciderò e finirai l’Academy senza andare all’ospedale”. Ma dalla faccia si vede che è preoccupato. Allora gli chiedo: “My doctor, dimmi la verità, ho un’infezione in corso?”. “No, no”, mi risponde lui. Io tiro un sospiro di sollievo. Quindi, dopo un po’, cercando di non contrariare la sua sensibilità giapponese, gli domando: “Allora, che cos’ho alla caviglia?”. “Un’infezione”, mi risponde lui come se niente fosse. Io sgrano gli occhi e gli dico: “Scusa, ma se 5 minuti fa mi hai detto esattamente il contrario?”. Lui sorride e mi risponde: “Japanese style, ti avevo visto preoccupata e non volevo farti agitare”. Sono senza parole, ma non posso che fidarmi. My doctor mi fa arrivare una lunghissima serie di medicine dall’ospedale: antibiotici, antidolorifici, sfebbranti, pastiglie per lo stomaco perché le altre pillole non lo distruggano… Tutte le istruzioni sono scritte rigorosamente in giapponese. Per cui – mi ripeto – devo proprio fidarmi. A dirla tutta, la situazione va lentamente peggiorando… Ma alla fine, comunque, la promessa che mi aveva fatto Hitoshi è stata mantenuta e io – sopravvissuta – gliene sarò per sempre grata!

I My doctor, che si prende cura di me quasi più di quanto potrebbe fare mia madre, ha una moglie e due bimbi: uno di 2 anni e mezzo e uno di 3 mesi. Nonostante il piccolo sia appena nato, la moglie lo ha fatto venire all’Academy senza problemi – spendendo gli unici 9 giorni di ferie che ha in un anno! – perché sa quanto ci tenga. Per due anni infatti Hitoshi ha fatto parte del comitato organizzatore. E stavolta ha fatto di tutto per essere il prescelto tra i 250 soci del suo Lom, Kobe. Arriva con una miriade di souvenirs per ognuno di noi. Non c’è domanda di cui non conosca la risposta. E se per caso lo sgridi per qualcosa, lui non smette di ringraziarti… Pian piano con quel suo stile diplomatico e altruista come soltanto un giapponese sa essere, conquista tutti gli altri 9 samurai. Per quanto mi riguarda, serbo la sua copia personale del Bushido, in edizione limitata, come uno dei regali più preziosi che qualcuno mi abbia mai fatto. Lui ci teneva così tanto che, quando me l’ha data, Lily è rimasta senza fiato e io un tantino interdetta. Dice che ho il cuore buono e che in una settimana sono diventata la sua “best friend”. Dice – e questo mi tocca nel profondo - che gli ho dato il coraggio di essere un leader. Io vi dico che lui, dal Giappone, mi ha insegnato il vero significato del nostro Credo JCI. Lasciate che vi racconti come.

 Sono le 8 di un mattino uggioso quando in pullman – dopo 3 ore scarse di sonno per un lavoro di squadra che dovevamo a tutti i costi finire entro l’alba – Hitoshi mi racconta che qui i 70 partecipanti del Comitato organizzatore – quelli che si fanno in quattro per noi, quelli che sono presenti ogni volta che scendiamo dal pullman per salutarci e che, quando scoppia d’improvviso a piovere, tirano fuori dal cilindro 118 ombrelli uguali che ci aspettano a destinazione – pagano per far parte di questo Comitato. Di più. Che in Giappone per far parte di una qualsiasi commissione JCI i soci pagano. E lo fanno con piacere e orgoglio. Io lo guardo come se avessi davanti un marziano. Penso a tanti – per fortuna non tutti - soci italiani che ho conosciuto. Penso che a volte, a momenti, li devi pregare perché si diano da fare. E così mi faccio coraggio, lo guardo negli occhi e gli domando: “Scusa, my doctor, ma chi ve lo fa fare? Perché pagate per farci ciao-ciao con la manina, per servirci e riverirci?”. Lui mi guarda sereno e mi risponde, come se la risposta fosse la più ovvia del mondo, recitando l’ultima frase del nostro Credo: “Perché porsi al servizio dell’umanità costituisce l’azione più nobile della vita!”. Poi apre il suo preziosissimo Bushido book e mi indica una frase: “Noblesse oblige”.  Pausa. “JCI oblige”, mi dice: “I nostri soci sentono la responsabilità e l’orgoglio di essere jaycees”. Silenzio. Ancora silenzio. Mi ha davvero tolto le parole. Di più. Mi ha tolto il fiato. Dopo anni in cui spesso ho sentito ripete il nostro Credo come una vuota litania, è come se questo ometto dagli occhi a mandorla avesse d’improvviso acceso una luce nella mia mente. Sento un nodo in gola e gli occhi un po’ più lucidi. Sarà la stanchezza, sarà la febbre, sarà l’aria Jci che si respira qui, ma io vorrei quasi abbracciarlo, questo giapponesino. Vorrei abbracciarli tutti forte forte!  Foto di gruppo davanti al tempio    

 

LA JUNIOR CHAMBER ITALIANA RINGRAZIA:
 
Consorzio Qualità Miele Varesino:  www.mielevarese.it/
Vino e grappa d'Angera: www.cascinapiano.it; www.rossidangera.com
Provincia di Varese: www.provincia.va.it/
Coldiretti Varese: www.coldiretti.it
 
E VI INVITA A VISITARE I LORO SITI
ALLA SCOPERTA DELLE PRELIBATEZZE E DELLE BELLEZZE DEL VARESOTTO

 

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